Papà, sono stancooo!

E’ bello come, dopo mesi di vita londinese, girando per la città non mi senta più solo una turista.
La mia quotidianità oggi è fatta di cabine telefoniche rosse, di bus a due piani e taxi neri, di ponti sul Tamigi e di luci a Piccadilly.
E’ come se ormai tante cose le dessi per scontate.
Ma è quando capita questo che a volte dimentico quanto è bello tutto ciò che mi circonda.

Questo week end quindi, ho deciso di tornare a fare la turista per un’occasione speciale.
Ale, il fratello del mio ragazzo, è arrivato in città con suo figlio Matteo!
Quale occasione migliore per sfoggiare le nostre doti da Cicerone nella City?!

Dopo una notte un pò travagliata, ci svegliamo quando ancora è buio per andare ad aspettarli in stazione.
Non avevo mai visto Londra così presto al mattino.
Ho praticamente assistito al suo risveglio: il sole che sorge, i primi negozi che aprono e i primi londinesi che si dirigono a lavoro.

Eccoli scendere dal treno!
Sembrano piuttosto stravolti.
Il ritardo del volo li ha tenuti svegli tutta la notte in aeroporto in attesa di partire, ma la stanchezza non li ferma e così partiamo subito alla scoperta di Londra!
Maciniamo chilometri e chilometri a piedi.
Riscopro quanto adoro camminare per le strade di questa città. Sotto il sole, la pioggia o i nuvoloni che si rincorrono.
Rivedo quei piccoli angoli che solitamente considero solo “turistici” ma che invece adoro.
E allora mi riguardo la Cattedrale di Westminster, attraverso il Tower Bridge con il naso in su, guardo la città da Primrose Hill e mi godo il sole a Regent’s Park.
Riassaporo il cibo del Camden Market, mi perdo tra le bancarelle di Portobello e controllo l’orologio del Big Ben ribattezzato “Bibben” da Matteo!

Chissà come deve essere Londra vista con gli occhi di un bambino?
Chissà cosa si ricorderà Matteo tra qualche anno di questo week end?

Io ricorderò la trepidante attesa di Lorenzo nell’aspettare suo fratello e suo nipote.
L’occhio attento e curioso di un architetto come Ale che non abbandona mai la sua macchina fotografica.
Ricorderò le mani di Matteo e dello zio Lorenzo che quasi mai si sono lasciate in questi giorni.
La voce del piccolo che dice “Papà, sono stanco!”.
E ricorderò quella lacrima che mi è scesa vedendoli ripartire.
Un piccolo pezzettino di famiglia torna a casa.
E a me oggi mancano.
Mi mancano loro, mamma e papà e tutti i miei fratelli.

Oggi mi manca essere a casa.

3 commenti

  1. Che belle emozioni Marta… mi hanno fatto venire in mente quando ero piccola e i miei mi portavano in giro

  2. Io non ho mai viaggiato molto con i miei da piccola, ma se avrò mai dei figli mi piacerebbe, se sarà possibile, farli viaggiare con me.
    Vorrei anche io poter guardare ancora tutto con gli occhi di un bambino! 🙂

  3. Davvero un bel post.
    Basta che ti sforzi, secondo me, e ce la fai a vedere il mondo con gli occhi entusiasti di un bambino. 🙂

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