In quella stanza c’era anche un pianoforte.

Vivo a Londra da due mesi.
Vivo la sua bellezza, la sua frenesia, il suo caos, vivo la tranquillità dei suoi parchi ed il piacere delle passeggiate lungo le vie che la disegnano.
Vivo la stessa cosa ogni mattina: da quella finestra sul tetto posso vedere le prime luci dell’alba e, ancora prima di aver poggiato i piedi a terra, sapere com’è il tempo fuori.
Con mio grande dispiacere, ormai da giorni, il mio primo pensiero è: “Dio mio, pioggia e nuvole anche oggi”.

Nel quasi delirio, guardando quelle goccioline cadere sulla finestra, cerco di trovare un pensiero che mi riporti alla mente le sensazioni che una giornata di sole, un’intera giornata di sole, mi dà solitamente.

Era quasi un anno fa.
Le valige erano pronte e la macchina perfettamente preparata per tutti quei chilometri da percorrere.
Le cartine stradali c’erano, le guide anche, il necessario per il campeggio e la macchina fotografica erano presenti all’appello.
Ma soprattutto c’eravamo noi. Entusiasti ed impazienti di vivere la nostra prima vacanza insieme.
Perfettamente studiata ed organizzata, con anche una sana dose di elementi  lasciati al caso, ci avrebbe portato in Provenza: la terra dei profumi e dei colori.
Il viola della lavanda, il giallo dei girasoli, l’arancione degli scavi di ocra, il verde degli infiniti vigneti e l’azzurro di quel cielo stupendo.
La macchina correva veloce, prima sull’autostrada e poi in quelle piccole strade a curve ed in salita attraverso le quali abbiamo viaggiato da Nizza alla Camargue.
L’album dei Mumford and Sons suonava a ripetizione. Lo avremo ascoltato cinquanta, cento o forse duecento volte. E senza stancarci mai.

Ricordo tutto perfettamente.
Ogni mattina al risveglio sapevamo che la giornata sarebbe andata alla grande dal momento in cui, svegliandoci, sentivamo il profumo della colazione che la signora, proprietaria della Chambre d’Hotes aveva preparato.
Croissant e pane fresco, torte e marmellate fatte in casa, frutta, succhi e caffè, serviti quasi sempre sotto un porticato tipicamente provenzale che ci mostrava gli scorci più belli.
Con ancora in bocca il sapore di tutto quel ben di Dio, eravamo pronti per riempire la nostra giornata e i nostri occhi di tutti quei posti.
Il lungo mare di Nizza, le rocce delle gole nel Verdon, la terra ocra degli scavi nel Roussillon, la lavanda, i cavalli bianchi, i fenicotteri e la spiaggia della Camargue.

Quella sera avevamo prenotato una stanza a St. Andres les Alpes: un piccolo paesino di circa mille abitanti, circondato dalle Alpi provenzali e dalla quiete più assoluta.
Un paio di Bed & Breakfast, qualche negozietto e alcune locande bastavano a dare a quel paesino un’atmosfera famigliare ed accogliente.
Fuori faceva fresco alla sera, ma nella nostra stanza si stava benissimo. Si trovava al secondo piano di una casa che a dire il vero, dall’esterno non prometteva molto. All’apertura della porta principale ci si presenta davanti una scalinata ripidissima. Portarci su le valige è stato un divertimento!
Finalmente arriviamo alla nostra stanza.
Entriamo e restiamo a bocca aperta. Tutto inconfondibilmente in stile provenzale.
Il letto in ferro battuto, i comodini in legno con tanto di mazzetto di lavanda sopra, il soffitto perlinato ed anche un pianoforte.
Si, in quella stanza c’era anche un piano forte.
Ricordo quel B&B e quella stanza come i migliori di tutta la vacanza.
Come quella in cui vorrei tornare un giorno, prima o poi.

E ricordo quella vacanza ogni volta che Londra mi fa sentire la mancanza del sole e del suo calore, dell’estate, della voglia di una bibita ghiacciata e delle gonne corte e i sandali col tacco.
Ecco, quando mi sento così penso a quella vacanza.
Accendo l’Ipod, ascolto i Mumford, chiudo gli occhi e mi sento in Provenza.

2 commenti

  1. Bello questo racconto ricco di suoni,profumi,sapori,sensazioni vive…e stupenda la fotografia…

  2. La Camargue ha stregato anche me… io ho evitato la Costa Azzurra e sono arrivata dal Monginevro ma è stato un viaggio spettacolare…
    A riguardo delle sensazioni che racconti, io faccio lo stesso quando muoio dall’ava della pianura emiliana e voglio trovare un po’ di refrigerio.
    Chiuso semplicemente gli occhi e mi ritrovo seduta sulla scogliera di Aberdaron, Galles del Nord.

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