Decidere di partire: le tre fasi dell’italiano expat

 

Photo via Pinterest
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Perché questo post?
Perché pochi giorni fa mi è capitato di leggere di persone in procinto di lasciare l’Italia per trasferirsi all’estero, in preda a momenti di panico alternati ad altri di enorme eccitazione.
Ecco allora le tre fasi che caratterizzano l’italiano expat, o almeno, quelle che hanno caratterizzato me!

Fase pre-partenza
Prima di partire per la destinazione prescelta, generalmente le sensazioni sono veramente in conflitto. Sei elettrizzato, ansioso, felice, angosciato. Vorresti che la data della partenza arrivasse il più velocemente possibile, eppure nello stesso tempo cercheresti di allungare le giornate a 72 ore per poter fare tutto ciò che devi prima di lasciare casa.
Devi fare la valigia. Bel problema. Farci stare tutta la tua vita mica è facile. Vorresti portarti via, nell’ordine: la libreria Ikea che hai pagato poco ma che sei certo starà benissimo nella tua nuova casa, il cuscino ortopedico senza il quale sei convinto di non poter vivere, le 1274653 paia di scarpe (se sei una donna) e i 1237486 giochi della Playstation (se sei un uomo), una vagonata di pasta rigorosamente italiana, le lasagne di nonna, la scorta di medicine che – si sa – le farmacie all’estero non esistono, la bicicletta perché spostarsi in città con lei fa figo e almeno una lunga serie di altre cose inutili ma che, in un certo senso, ti faranno sentire più vicino a casa quando sarai via.
Prima della partenza però, arriva un momento fondamentale: il saluto ai parenti e agli amici. In una serie di eventi che farebbero invidia ai party di Hollywood, ti dividi tra gli amici per cui sei diventato un idolo con le “palle” di mollare tutto e andare, e nonni e genitori che  – in un fiume di lacrime – ti salutano come stessi partendo per la peggiore delle guerre senza nessuna via di scampo.
Dopo una serie di notti insonni  e con il cuore in gola, arriva il fatidico giorno. Con le tue quindici valige – per la gioia delle compagnie aeree – sei pronto a partire, quasi completamente ignaro di quel che sarà.

Fase “Ma chi me l’ha fatto fare?”
Appena arrivi a destinazione ti senti sollevato. Dicono che il passo più difficile sia quello di uscire dalla porta di casa, quindi ti aspetti che da lì in poi sarà tutto in discesa. Ed è proprio lì che ti sbagli.
Sei solo, in un luogo che non conosci e devi costruirti una nuova rete. Nella maggior parte dei casi non comprenderai la lingua del posto per cui ti sentirai ancora più in difficoltà, ma tieni duro e vai avanti perché devi trovare casa, lavoro, nuovi amici e iniziare la tua normale vita quotidiana.
Quando tutto sembra andare alla grande ecco che BAAAMM, qualcosa capita di sicuro. Non trovi casa perché gli affitti sono indecenti, i coinquilini con cui dovresti dividerla peggio di quello di Hugh Grant in Notting Hill e consegni CV come se non ci fosse un domani, sperando che – prima o poi – qualcuno avrà pietà di te.
“Chi me l’ha fatto fare?” e “Cosa ci faccio qui?” sono le domande che ci si pone più spesso in questa fase di sconforto.
E poi al supermercato non ci sono le tue merendine preferite, la frutta sa di plastica, la carne di muro e la verdura ha un colorino strano. Trovi tutto pessimo e mai come ora senti la mancanza della tua Italia.

Fase “Potrei vivere qui tutta la vita”
Ci vorrà tempo, eppure anche questa fase arriverà. Dopo le innumerevoli difficoltà iniziali avrai una nuova casa, un nuovo lavoro, dei nuovi amici e nulla riuscirà più a farti paura. Non avrai più bisogno di consultare la mappa della città o della metropolitana per muoverti, conoscerai il quartiere in cui vivi come le tue tasche e saprai esattamente dove comprare il pane migliore della zona, dove fare colazione o uscire a cena. Gli amici aumenteranno sempre di più, alcuni condivideranno con te l’esperienza da expat e ti capiranno molto di più di quelli che con te sono nati e cresciuti.
Inviterai i tuoi genitori a conoscere la tua nuova vita, e conoscerai così bene il luogo in cui vivi che potresti tranquillamente spacciarti per una guida turistica. E quando loro saranno lì ti sentirai così orgoglioso di quello che hai raggiunto da sentirti quasi esplodere il cuore.
Ripenserai con un sorriso sulle labbra alle difficoltà iniziali, ai momenti di sconforto, alle lacrime e ai voli prenotati all’ultimo momento per tornare anche solo un paio di giorni a casa. Sarai felice della scelta presa e consapevole di potercela fare anche lontano dalle comodità a cui ti ha sempre abituato mamma, perché infondo ora potresti vivere qui anche tutta la tua intera vita.

16 commenti

  1. Scrivi davvero bene, hai reso perfettamente l’idea dell’ansia “da abbandono” che arriva quando uno si rende conto di non essere a casa propria. Brava brava!
    E tu saresti pronta a ripartire? Perché partire è un conto, magari ri-partire è un altro 🙂

    1. Assolutamente si! Molto più pronta e consapevole di prima 🙂

      1. Immaginavo 🙂 Un po’ una donna con la valigia! Ma fai bene. Si tratta di un pensiero che abbiamo fatto spesso anche io e mia moglie.

        1. Capisco che quando si ha famiglia sia sicuramente più complesso, ma mai dire mai!

          1. assolutamente no! Ad esempio mia moglie non avrebbe mai pensato che mi avrebbe sposato. A volte la vita è proprio una fregatura… 😀

  2. Amo questo tuo post! 😀 Hai davvero descritto perfettamente tutte le sensazioni!
    Io sono ancora nella fase uno, un po’ in bilico a dir la verità, ma sono certa che presto scriverò un nuovo capitolo.
    In bocca al lupo per tutto! 🙂

    1. In bocca al lupo a te 🙂

  3. Sai che tra tutti i blogger che vivono o hanno vissuto all’estero, sei tra quelli che ammiro di più?
    Perchè è facile partire con delle certezze in loco, delle sicurezze economiche della persona con cui ci si trasferisce; lo è meno quando sei giovane e devi farcela con il lavoro che troverai.
    Ne seguo tanti di espatriati, e tantissimi hanno delle (ottime) sicurezze che hanno reso più semplice l’adattamento.
    Tu mi sembri una persona che ha fatto ed ottenuto tutto con le sue forze; insomma, quello che vorrei fare io se solo trovassi il coraggio 🙂
    Complimenti Marta!

    1. Grazie mille Alice..
      Diciamo che anche io in qualche modo sono stata fortunata, dai.. Il mio ragazzo era con me e senza di lui all’inizio non ce l’avrei fatta! Questo non toglie che abbia dovuto affrontare innumerevoli colloqui prima di trovare lavoro e tutti gli ostacoli e difficoltà degli expat!
      Ora però ho decisamente la scorza più dura per affrontare le cose 🙂

  4. Ciao carissima!!Seguo sempre con piacere il tuo blog, mi piace il tuo stile nello scrivere, somiglia un pò al mio…
    Il mio cammino nelle fasi..una e due sicuramente…la fase due è sempre lì dietro l’angolo…
    La fase 3? Beh qualche volta ci ho messo una zampetta, ma l’altra zampetta, le mie emozioni e pensieri, unfortunately sono tutti nella fase 2 che penso sfocerà nella fase 2/4 ovvero quella di tornare a casa… La mia vita non la vedo qui…
    E’ e sempre sarà un’esperienza, particolare, unica e assurda, ma comunque solo un’esperienza…
    Se tu sei con tutte le zampette nella fase 3, ti invidio molto…
    Un abbraccio!

    1. Sono tornata in Italia da mesi ormai! Ho superato tutte le fasi, ma ammetto che alla fase 3 ci ero arrivata e ci stavo anche molto bene!

      1. Ah ecco…questo non l’avevo capito…eh eh però alla fine sei tornata anche tu…Ora nn so se avevi motivi personali però anche nella fase 3 ci eri arrivata, poi sempre alla 4 sei finita! Con affetto

  5. ahahahahaha bellissimo!!! Io farei la valigia ora Marta!!! Quando lavoravo nei villaggi e stavo via sempre tornando a casa solo per poche settimane, quello che mi mancavano di più (piuttosto che le merendine) erano i ravioli e i passatelli in brodo!!!
    😀 😀 😀

    1. the LondonHer dice: Rispondi

      Ti capisco! Io quando tornavo a casa per qualche giorno facevo la lista delle cose che volevo mangiare a mia mamma e che a Londra non trovavo!

  6. Che bei ricordi! È tutto molto vero 🙂
    L’emozione di arrivare nel Paese straniero e avere *tutto* da riorganizzare, quasi a proprio piacimento e rimboccandosi le maniche di fronte all’incertezza…si può fare paura, ma è un’adrenalina bellissima.
    E il momento in cui dici “qui ci potrei vivere per sempre” è uno di quelli che ti fa far pace con il mondo.

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