Amsterdam: tra canali, storia e biciclette impazzite

La chiamano “Venezia del Nord”, io però non sono d’accordo. Vero, anche Amsterdam come la città veneta è attraversata dai canali, ma io noto che per il resto non si assomiglino per niente.
A Venezia i vicoli e i canali sono così stretti che di quel viaggio ricordo un gran senso di claustrofobia. Amsterdam invece mi ha dato una sensazione totalmente diversa.
Ecco perché ho amato tanto questa città.

Ho atteso questo week end per dieci mesi. Peggio di un parto insomma.
Mi ero un po’ immaginata questa città, chiesto consigli e letto post sui vari blog. Non volevo basarmi sui due luoghi comuni che di solito si sentono quando si parla della capitale olandese: coffeeshop e donne in vetrina.
Amsterdam è molto altro. Certo, quelli sono elementi che certamente la caratterizzano e la rendono unica, ma non sono l’essenza della città.
A differenza di altre capitali europee, Amsterdam deve la sua bellezza all’atmosfera che la collocazione geografica le dona. Una città che si sviluppa tra canali, ponticelli e vicoli non può che risultare di grande impatto.

Iniziamo la scoperta di Amsterdam dopo aver lasciato i bagagli all’albergo che avevamo prenotato per il soggiorno.
Subito le nostre macchine fotografiche iniziano a scattare innumerevoli foto. I canali, le biciclette che corrono impazzite tra i viali, le casine tutte storte che a volte sembrano stare su per puro caso.
Insomma, il primo giorno è stato tutto all’insegna dei lati più conosciuti della città.

Casine storte di Amsterdam
Casine storte di Amsterdam
Amsterdam bikes
Amsterdam
Amsterdam
Amsterdam
Biciclette - le protagoniste in città
Biciclette – le protagoniste in città

La sensazione è quella di una città facilmente vivibile, a portata di tutti e di una calma inaspettata, nonostante i ciclisti e gli automobilisti vadano all’impazzata pregando che sia sempre prima l’altro a fermarsi allo stop.
Quando cala il sole e i riflessi sull’acqua si fanno più lievi, i canali diventano luoghi ideali dove passeggiare con tranquillità lasciando il caos alle vie più centrali.

La sera ad Amsterdam
La sera ad Amsterdam

Dopo sole poche ore la città già ci piace e per cena cerchiamo un localino di quelli che piacciono a noi. Ceniamo con l’Amsterdam best burger da Lombardo’s e ci godiamo ancora due passi in centro prima di andare a nanna e riposarci per la giornata successiva.

Iniziamo con una colazione sostanziosa da Bagel’s & Beans, ma rimaniamo nel quartiere dei musei proprio perché il secondo giorno ci porterà alla scoperta dei due musei che – tra i tanti – abbiamo scelto di non perderci: Van Gogh Museum e Anne Frank Huis.
Con i biglietti precedentemente acquistati online, alle dieci in punto entriamo al museo di Van Gogh e lasciamo gratuitamente i nostri cappotti al guardaroba. Al banco informazioni è possibile avere gratis una mappa del museo e un’audioguida al costo di €5, ovviamente entrambe disponibili in numerose lingue.
Dopo qualche minuto dall’inizio della visita mi accorgo che per la prima volta mi trovo all’interno di un museo interamente dedicato ad un solo artista. Ho visto il Louvre a Parigi, il MoMa a NewYork, la National Gallery di Londra e moltissimi altri, ma mai mi era capitato di entrare in un museo  “mono-artista”. E la cosa mi piace perché – soprattutto se l’artista in questione è uno tra i tuoi preferiti – la full immersione nella sua vita e nelle sue opere permette di scoprire nuovi aneddoti, proprio come è successo a me.
Su un percorso che si sviluppa attraverso quattro piani, in questo museo è possibile scoprire cronologicamente chi ha ispirato le opere di Van Gogh, il suo vissuto privato, l’età delle opere maggiori dei dolori e della malattia, potrete sapere quali sono stati gli artisti dell’epoca che sono diventati suoi cari amici, chi gli è stato vicino e chi – dopo a sua morte – ha trovato spunto per la propria arte.
Insomma, se siete appassionati dell’artista o dell’arte in generale consiglio vivamente di acquistare di biglietto al costo di €15 e visitare questo museo.

Van Gogh Museum advertising
Van Gogh Museum

Dalla zona dei musei, ci spostiamo ad un altro quartiere molto famoso di Amsterdam: il Jordaan. Nato come quartiere operaio, è oggi uno dei più alla moda della città dove trova sede il palazzo che durante la persecuzione nazista degli ebrei ospitò clandestinamente Anna Frank e la sua famiglia.
Il palazzo è ora allestito a museo in ricordo di questa giovane ragazza che aveva il sogno di diventare scrittrice e che – a sua insaputa e per motivi tragici – lo è poi diventata davvero.
La coda davanti al museo è molto lunga ma per fortuna anche questi biglietti li avevamo già. Online non ci era stato possibile acquistarli, così ci siamo recati al centro del turismo (di fronte alla stazione centrale) dove abbiamo trovato ancora disponibilità per visitare l’Anne Frank Huis al costo di €10 a biglietto.
Saltiamo così la coda e iniziamo la visita.
Qui si che ho provato senso di claustrofobia. Tralasciando i primi piani del magazzino, il vero impatto emotivo arriva quando si entra attraverso quella piccola porticina nel nascondiglio segreto della famiglia ebrea.
L’idea è quella di provare ad immaginare come ci si potesse sentire lì, in quelle condizioni e senza possibilità di scelta. Al buio, costretti a non fare alcun rumore, immobili mentre il mondo fuori sta andando avanti.
Tutta la visita è accompagnata da immagini dell’epoca e citazioni prese direttamente dal diario di Anna, una ragazzina tredicenne costretta a crescere più in fretta del previsto.
Brividi. Questa è l’unica parola che mi viene in mente ripensando a questo museo.
Andatelo a vedere. Spendete pochi euro e qualche ora del vostro soggiorno ad Amsterdam ed andateci.

Statua di Anna Frank nei pressi del museo
Statua di Anna Frank nei pressi del museo

Da qui ci spostiamo al Bloemenmarkt, il mercato dei fiori galleggiante che si trova sul canale Singel dal 1862. Un tripudio di colori, bulbi di tulipani e altri fiori che raccolgono centinaia di turisti alla ricerca del giusto fiore da portare a casa. Cosa si può trovare di più tipico ad Amsterdam?

Tulipani al Bloemenmarkt
Tulipani al Bloemenmarkt
Bloemenmarkt
Bloemenmarkt

Inizia a far buio e prima che si faccia troppo tardi decidiamo di addentrarci nel Red Light District. Non siamo particolarmente incuriositi, o meglio, siamo certi che nulla ci scandalizzerà ma l’idea di vedere una parte di Amsterdam così differente per cultura e tradizione dalle nostre abitudini, ci spinge a scoprire anche questa zona.
Tra un coffeeshop e l’altro e gli odori delle sigarette “magiche” che vengono consumate anche per strada, arriviamo nel quartiere e ci accorgiamo subito che, come dice il nome, il colore rosso è ciò che domina.
Camminiamo quasi intimoriti, io un po’ meno ma il mio ragazzo – a differenza di molti altri – non riesce a volgere lo sguardo dentro a quelle vetrine. E’ a disagio – non per se stesso ma per quelle ragazze. Ragazze spesso molto giovani che hanno deciso di intraprendere questa strada e che – come un qualsiasi altro lavoro – attendono i loro clienti e la fine del loro turno.
Non pensate di poter fotografare questa zona. O meglio, potete anche decidere di farlo ma nella maggior parte dei casi finirete gettati nel canale insieme alle vostre macchine fotografiche da chi – solitamente in borghese – si occupa di garantire un certa sicurezza alle ragazze.

Coffeeshop in Amsterdam
Coffeeshop

La seconda giornata si sta concludendo e, ormai al buio, torniamo a goderci i canali più tranquilli. Sta per arrivare l’ultimo giorno della nostra visita e decidiamo di spenderlo – oltre a rivedere i luoghi che più ci sono piaciuti – nel quartiere ebraico della città.
Questo quartiere, poco distante dalla zona dei Docklands, è caratterizzato da molto segni del passato.
Arriviamo a Nieuwe Keizersgracht, canale lungo il quale durante la Seconda Guerra mondiale oltre duecento abitanti della zona vennero uccisi perché ebrei.
Lungo le sponde di questo canale nel 2013 – su iniziativa dei residenti – venne terminata l’opera chiamata De Schaduwkade, in inglese Shadow Wall, la quale riporta su piccole targhette il nome degli ebrei morti esattamente di fronte a quelle che erano state le loro abitazioni.
E io ora ho i miei piedi fissi lì, dove loro persero la vita e subirono atroci brutture.

De Schaduwkade
De Schaduwkade

Questa è stata la mia Amsterdam.
Conscia di aver visto l’essenziale e di dover ancora scoprire molto di questa città. La cosa importante è che l’ho adorata e che il maggior stupore me lo ha dato la sua incredibile tranquillità.
Si dai, forse ad Amsterdam ci potrei anche vivere!

2 commenti

  1. goodnightandtravelwell dice: Rispondi

    Idem, anche noi (ci siamo state quest’estate) non l’abbiamo trovata per niente simile a Venezia. Certo ci sono i canali in entrambe le città ma sono due mondo proprio diversi 🙂

    1. Esatto, Amsterdam è davvero un altro tipo di città!

Lascia un commento